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UTILIZZIAMO IL CUBO SOFTBOX

Il cubo softbox, o Cubelite, è un accessorio molto utile per chi fa fotografia fotografa still-life con piccoli e medi oggetti. Un accessorio anche molto economico grazie al quale si possono ottenere risultati di livello professionale.

Il softbox è realizzato in tessuto sintetico di colore bianco traslucido, che consente di inserire al suo interno l’oggetto da fotografare. Le fonti di luce flash o lampade si piazzano all’esterno del cubo, con la conseguenza che, la luce che colpisce il soggetto, risulta ammorbidita, diffusa e avvolgente, giusta per evidenziarne tutti i particolari.

Inoltre in presenza di un oggetto lucido e riflettente, il cubelite ci consente di evitare fastidiosi e antiestetici riflessi. Il cubo softbox è la soluzione più semplice per ottenere immagini di aspetto professionale con fondo bianco o nero, ma anche con fondi colorati come blu e rosso.

Il set utilizzato per ottenere le fotografie di stil-life che vedrete nel video sono state realizzate con un softbox e due luci continue. Con il cubo softbox e due lampade si può ottenere un’illuminazione avvolgente e lo sfondo perfettamente bianco.

Anche utilizzando il softbox bisogna prestare molta attenzione al “piazzato luci.” Il risultato finale  varierà molto in funzione della corretta posizione dell’illuminazione.

Il “cubo” lo si può trovare in vendita su Internet o nei negozi di fotografia. Quello più comodo è realizzato in tessuto richiudibile.

IL CUBO SOFTBOX

Il cubo softbox è apribile da un lato per inserire gli oggetti all’interno. Si può aprire e chiudere tramite un striscia di velcro saldata sui bordi, è dotato anche di una feritoia nella quale inserire facilmente l’obiettivo per evitare che gli oggetti con superficie riflettente restituiscano l’immagine del fotografo e della fotocamera.

All’interno del Cubelite, sulla parete opposta a quella di apertura, si può inserire il fondale caratterizzato da cartoncino bianco o nero assicurato ancora con del nastro velcro. Esistono in commercio softbox di diverse misure ma il più indicato, per gli usi più comuni, riteniamo sia quello di dimensioni 80×80 cm.

IL FILTRO POLARIZZATORE, COME QUANDO, PERCHE’.

Il filtro polarizzatore è uno dei filtri più usati dai fotografi. L’effetto del filtro polarizzatore è quello di polarizzare una parte della luce solare, cioè di eliminare alcune frequenze dello spettro visibile.

Questo ha l’effetto evidente di eliminare o ridurre i riflessi dalle superfici non metalliche.

Uno dei motivi che rende il polarizzatore così importante è che il suo effetto non è riproducibile adeguatamente con nessun software di fotoritocco attualmente disponibile. Il filtro polarizzatore è indispensabile soprattutto nella fotografia di paesaggio, ed è utile in diverse situazioni.

Il funzionamento del polarizzatore è molto semplice. Una volta montato il filtro sull’obiettivo della macchina fotografica non bisogna far altro che ruotarlo, variando l’asse di polarizzazione, finché i cristalli presenti nel filtro non saranno orientati in modo da eliminare la maggior parte della luce parassita. L’effetto sarà visibile nel mirino della reflex.

Il polarizzatore assorbe una parte della luce, riducendo la luminosità della scena da 1 stop (quando l’effetto di polarizzazione è meno visibile) a 2 stop (quando l’eliminazione dei riflessi è più visibile).

Quando si usa un polarizzatore, l’effetto è massimo quando l’angolo tra voi e il sole è di 90°, cioè quando avete il sole lateralmente, alla vostra destra o sinistra.

Se il sole è di fronte a voi o alle vostre spalle l’effetto del polarizzatore sarà molto ridotto.

La qualità del filtro è importante: è pur sempre un ulteriore strato di vetro (anzi due) che si aggiunge a tutti quelli dell’obiettivo. Per non peggiorare la qualità dell’immagine è importante scegliere un filtro di buona qualità, in proporzione alla qualità dell’obiettivo su cui sarà montato.

La presenza di minuscole goccioline d’acqua e di altri corpuscoli riflettenti nell’atmosfera ha come effetto quello di sbiadire il colore del cielo, di aumentare l’effetto della foschia e di affievolire l’intensità dei colori della foto. Il filtro polarizzatore, eliminando la luce parassita che rimbalza in tutte le direzioni, può rendere molto più vivaci i colori dell’immagine, con effetti benefici soprattutto sul blu del cielo e sul contrasto con le nuvole e i risultati sono subito evidenti: il cielo è di un blu più intenso e la colorazione delle foglie sarà più vivace.

Senza il filtro polarizzatore i colori invece, risulteranno poco intensi e il cielo apparirà celeste anziché blu. mentre le nuvole non saranno per niente risaltate. Oltre al blu del cielo, molto più intenso, e alle nuvole che risaltano di più, sono rilevabili poi, molti più particolari e l’effetto foschia sarà notevolmente ridotto.

Questo utile ed indispensabile filtro può, entro certi limiti, eliminare i riflessi, ad esempio su una vetrina o su uno specchio d’acqua. I riflessi provenienti dall’esterno impediscono di vedere bene il contenuto. con il filtro polarizzatore gran parte dei riflessi vengono eliminati e il miglioramento sarà piuttosto evidente. Il “pola” è molto utilizzato per fotografare il mare, per ottenere immagini nelle quali il filtro elimina la luce che rimbalza sull’acqua in modo da renderla trasparente tanto da intravederne il fondo. Accorgimento indispensabile nelle immagini destinate ai cataloghi che pubblicizzano le destinazioni tropicali delle agenzie di viaggio.

Nessun effetto sarà riscontrabile però, utilizzando il filtro per riprendere superfici metalliche, come ad esempio gli specchi o le cromature delle auto e delle moto.

In commercio si trovano filtri polarizzatori, PL “lineari” o CPL “circolari”. I filtri circolari hanno i cristalli orientati in modo da non creare “interferenze” con le fotocamere che hanno un sensore autofocus. Se utilizzeremo il filtro su una reflex digitale conviene acquistare un polarizzatore di tipo circolare.

IL POLARIZZATORE

LIGHT PAINTING

Il disegno di luce si ottiene muovendo rapidamente una fonte luminosa direttamente di fronte alla macchina fotografica. Il risultato richiama quello di uno schizzo oppure un’opera grafica.

Diversamente, dipingere con la luce consiste piuttosto nell’illuminazione selettiva della scena, ottenuta con dosate pennellate di luce, schermando la fonte luminosa perché non “sporchi” il soggetto. Le immagini finali possono richiamare le tradizionali pitture ad olio, tempera o acquerello

Oggi, con gli apparecchi fotografici digitali, un semplice programma di elaborazione d’immagini ed una qualsiasi piccola torcia elettrica, si possono ottenere fotografie curate e sofisticate ad un costo praticamente nullo e con molta flessibilità in più.

In linea molto generale il processo può essere descritto così:

Realizzare una fotografia con luce diffusa del soggetto. Questa costituità le “ombre” dell’immagine finale. In un ambiente chiuso si possono puntare un paio di flash verso il soffitto e/o le pareti laterali per avere un’illuminazione di base.

Con una fonte di luce più o meno ampia (da un singolo LED con un cono di carta nera ad una torcia più grande), sempre schemando perché non giunga illuminazione diretta in macchina, si va a “spazzolare” una certa area del soggetto.

Separare in diversi scatti il processo di posa. I fotogrammi saranno poi messi assieme nell’immagine finale.

Muovere sempre la luce, preferibilmente con movimenti rotatori morbidi.

Più vicina è la fonte di luce, più morbido è l’effetto luminoso.
Per alcuni dettagli è possibile montare sulla lente un filtro morbido, oppure sulla fonte di luce un filtro colorato.

Per oggetti riflettenti conviene a volte dipingere da dietro un pannello diffusore traslucido.

Per bilanciare eventuali differenze non volute di temperatura cromatica fra diverse fonti luminose si possono adoperare dei filtri di conversione (CTO oppure CTB) oppure anche scattare le differenti illuminazioni su fotogrammi separati e poi bilanciare durante lo sviluppo delle foto.

LIGHT PAINTING

FOTOGRAFIAMO SOTTO LA PIOGGIA

Non resistiamo alla tentazione di lasciare a casa o in albergo la macchina fotografica quando è prevista pioggia. Al contrario, partiamo fiduciosi in caccia d’immagini speciali!
Rimanere al riparo va bene lo stesso Non è necessario inzupparsi per forza.

Per gli irriducibili: si può anche stare a casa: dalla finestra spesso vengono fuori inquadrature interessanti.

E’ possibile, comunque, ripararsi in qualche luogo, portico, bar, o anche rimanere comodamente seduti in macchina, parcheggiati in qualche strada.

Molte persone, con la pioggia, evitano di andare in giro inutilmente: così gli spazi si liberano, permettendo di avere viste più “pulite” di strade, monumenti, parchi ad altre aree normalmente gremite.

Una copertura impermeabile per l’apparecchio fotografico è da prevedere se piove molto. Basta un sacchetto di plastica con un elastico per stringerlo sul barilotto dell’obiettivo.

In alternativa, si può avvolgere la macchina con della pellicola trasparente da cucina, lasciando aperta la lente frontale dell’obiettivo.
La luce diffusa dalle nuvole riduce i contrasti, rende più leggibili le ombre e le alte luci. Spesso è più semplice fotografare con la luce morbida di una giornata coperta, anziché con il cielo terso ed il sole incidente, quando le zone chiare della scena tendono a bruciare e le ombre appaiono chiuse e quasi nere. Con nebbia e nuvole molto basse la diffusione della luce diviene totale, le ombre si annullano, tutto si appiattisce ed assume un carattere unico.

L’ombrello può essere adoperato come una quinta per inquadrare la scena, o per occultare una parte di cielo troppo luminosa, o ancora semplicemente per rendere meglio, agli occhi di chi osserva la fotografia, l’idea che effettivamente sta proprio piovendo!

Scattare con tempi lunghi è una possibilità spesso offerta dalla ridotta luminosità di un cielo coperto. Questo può essere sfruttato per pose in cui il mosso ha un valore estetico positivo nell’immagine. Un modo molto interessante (e per molti nuovo) di “vedere” quanto ci circonda.

Il mosso, così come lo sfocato, sono valori estetici intimi alla fotografia, che non si ritrovano nelle altre arti visive (cinema a parte); noi crediamo comunque che sia utile ricordarsene.

Occorre fare attenzione alla differenza di luminosità fra il cielo e la terra: spesso il primo, anche se molto nuvoloso, risulta assai più chiaro dei soggetti inquadrati (case, persone, prati,…). Tenerne conto nel regolare l’esposizione adatta, altrimenti si rischia di portare a casa soggetti fortemente sottoesposti.

FOTOGRAFIAMO SOTTO LA PIOGGIA

FOTOGRAFARE LE STAGIONI

Le stagioni offrono spesso diversi spunti fotografici ed opportunità di ricerca per chi vuole crearsi un proprio portfolio da paesaggista, ecco a cosa prestare attenzione nei diversi periodi dell’anno:

AUTUNNO: le giornate si accorciano, mentre la Natura si colora di rosso, arancio e di giallo. I colori sono l’aspetto più rilevante di questa stagione. Valorizziamoli scegliendo la luce del primo mattino oppure quella dei minuti che precedono il tramonto. In questi momenti, difatti, la luce è ricca di tonalità calde; inoltre è molto diagonale, ideale per mettere in risalto textures e profili.

INVERNO: i rami spogli si ergono al cielo come braccia in attesa di una risposta. Prima o poi cadrà la neve a ricoprire col suo manto immacolato ogni errore lasciato sulla terra. La neve ha questo potere: rimodella il paesaggio, creando sculture e nuovi volumi. Meglio approfittarne quando è appena caduta ed è intonsa. Fate attenzione all’esposizione che, solitamente, necessita di una compensazione in positivo (+1EV) per catturare il candore dei paesaggi innevati.

PRIMAVERA: è il momento della rinascita, della Vita che torna a splendere. E’ il momento dei fiori. Quando vedrete la forsizia fiorire, saprete che a breve si coloreranno i viali, i prati e torneranno a volare le farfalle. Esplorate il mondo della macrofotografia e scoprite nuove forme e motivi che all’occhio potrebbero sfuggire; a seconda delle Vostre esigenze potete optare per delle lenti per macrofotografia, oppure utilizzare dei tubi di prolunga, oppure ricorrere ad un obiettivo dedicato, come un 105mm Macro.

ESTATE: le lunghe giornate di sole si caratterizzano spesso per i loro cieli limpidi e l’alto contrasto fra le luci e le ombre. Se vi piacciono i grafismi, l’estate Vi offre molte possibilità per lavorare con inquadrature strette ed essenziali. Gli animali sono attivi soprattutto nelle prime ore del mattino e potrebbe rivelarsi utile visitare qualche zona acquitrinosa. E’ interessante lavorare anche con tecniche alternative come l’ HDR o la fotografia IR infrarosso.

FOTOGRAFARE LE STAGIONI

FILTRI PROTETTIVI

Per la protezione dell’obiettivo, molti fotografi usano utilizzare dei filtri. Si raccomanda di solito di usare un filtro UV oppure uno skylight in modo da proteggere l’obiettivo da urti, polvere e graffi.

Conviene lasciare perennemente montato sull’obiettivo un filtro per proteggere la lente frontale?

Se siete preoccupati per l’integrità del vostro obiettivo, usare un filtro di protezione può essere utile a tranquillizzarvi, ma questa abitudine ha una grave controindicazione.

L’inserimento di un vetro davanti all’obiettivo, inciderà negativamente sulla nitidezza dell’ottica e la nuova superficie aria-vetro creerà riflessi indesiderati compromettendo necessariamente la qualità delle foto.
Basta fare un po’ di attenzione, e usare sempre il paraluce. Quest’ultimo, infatti, è un ottimo strumento per proteggere la lente anche da urti accidentali.

Per quanto riguarda la polvere, invece, basta pulire l’obiettivo con un pannetto in microfibra.
Se fotografiamo in spiaggia in una giornata ventosa, o in altre occasioni nelle quali si prevede che possa verificarsi il contatto della lente frontale con schizzi d’acqua, fango o altri agenti atmosferici, montare un filtro protettivo potrebbe essere una scelta saggia.

Se decidete, comunque, di usare un filtro protettivo, il suggerimento è quello di acquistarne uno di buona qualità, evitando quelli da pochi euro che si trovano anche sul web.
Se il filtro è acquistato con l’unico scopo di proteggere la lente frontale dell’obiettivo, non vi conviene scegliere un filtro anti-UV, né uno Skylight, ma un filtro denominato Clear, che risulta perfettamente neutro è creato precisamente con l’unico scopo di fungere da lente protettiva.

FILTRI PROTETTIVI

BOSCHI E FORESTE

Boschi e foreste sono luoghi ricchi di spunti fotografici, dove ci si può dedicare alla fotografia naturalistica in tutte le sue sfumature. Fiori, funghi, licheni appaiono come mondi nuovi se esplorati con un obiettivo macro, sassi e cortecce ci permettono di arricchire il nostro album.

Se vogliamo dedicarci ad un tipo di fotografia più paesaggistica, abbiamo più di una possibilità: fotografare il bosco senza entrarvi in questo caso è utile un teleobiettivo, ad esempio per fotografare le foreste sul clinale di una montagna. Oppure, entrare nel bosco. Quest’ultima scelta è tecnicamente più impegnativa, sono diverse le difficoltà che si possono incontrare in fase di ripresa: luce scarsa, confusione visiva, esposizione complessa. Vediamo qualche suggerimento.

Innanzitutto un buon treppiede è il miglior ausilio che ci si possa procurare. Non solo ci aiuterà a scattare foto più nitide, ma soprattutto ci permetterà di ragionare sull’inquadratura. Dal punto di vista compositivo, un bosco è un insieme disordinato e caotico di piante, tronchi e rami che creano molta confusione in una fotografia.

Studiamo un’ inquadratura che ci permetta di allineare più elementi possibili uno dietro all’altro in modo tale da ridurre il disordine. Cominciamo con un obiettivo normale 50mm su fotocamere reflex full frame, oppure 35mm su reflex a sensore ridotto e, quando abbiamo preso dimestichezza con le inquadrature semplificate, passiamo ad un grandangolo che ci permetta di abbracciare e descrivere uno spazio maggiore.

Se usiamo il treppiede, possiamo permetterci una sensibilità bassa es.: 200 ISO, così da guadagnare in dettaglio, mentre il ricorso a diaframmi chiusi (es.: f/11-f/16) ci permetterà una buona profondità di campo per avere tutto a fuoco.

Sfruttiamo le diverse stagioni dell’anno per apprezzare tutto quello che la Natura ha da offrirci.

BOSCHI E FORESTE

FOOD PHOTOGRAPHY

Per fare una bella foto il cibo che state fotografando deve essere appetibile, per cui l’estetica del piatto è fondamentale. Un segreto: cuocere gli ingredienti molto meno di quanto sia necessario fare da ricetta. Pesce, pasta e molte verdure risultano molto più belli in foto se sono semi-crudi.

Luce naturale! La luce diretta, infatti, crea sui piatti e sulle superfici ombre e riflessi che rischiano di sciupare molto il vostro scatto. Privilegiamo la luce soffusa, quindi cosa meglio di una finestra ben illuminata?
L’estetica del cibo che state fotografando è essenziale per la riuscita della vostra foto, ma importante è il “set”, cioè l’ambientazione.

Posate, bicchieri, piatti, fiori, vasi, decorazioni, tessuti contribuiscono tantissimo a suscitare delle particolari emozioni. Un piccolo accorgimento in questo senso è quello di fotografare le pietanze in piatti più piccoli di quelli necessari.
Visuale a 15 gradi: con questo scatto si esalta la verticalità del piatto, nella vostra foto però sarà visibile anche parte dello sfondo, per cui attenzione a quello che c’è dietro il vostro piatto.

Visuale a 45 gradi: è l’angolazione di ripresa più naturale perché è il punto di vista del cibo nella quotidianità.

Visuale aerea: molto utile se volete esaltare la composizione del piatto o i giochi di colore o le geometrie creati dai diversi ingredienti.

Ogni piatto porta con sé una storia da raccontare, dovuta alla tradizione, al momento o più semplicemente allo stile di chi l’ha preparato. Se volete rendere perfetta la vostra food photography quello che dovete fare è trasmettere a chi osserva questa storia, combinando al meglio luce, allestimento e inquadratura.

FOOD PHOTOGRAPHY

LUCI E OMBRE

Luce e ombra sono due concetti difficilmente scindibili, almeno nella vita reale. Siamo abituati infatti a cercare e trovare le ombre in qualunque situazione sia presente una luce.

Se in natura l’ombra è un qualcosa di onnipresente, lo stesso non si può dire della fotografia: in alcuni particolari contesti l’ombra può essere cancellata, eliminata. O, al contrario, esaltata, enfatizzata. Ma una foto senza ombre è una foto piatta, è uno scatto senz’anima.

Le ombre sono spesso manipolate e sistemate in maniera sapiente dal fotografo proprio per dare al proprio scatto un particolare significato, per fare in modo di comunicare una particolare sensazione all’osservatore.

Provate a dare un occhio a tutte le foto che fino ad oggi avete fatto: in quante di queste è presente un’ombra? Probabilmente in tutte. E quante di queste foto sono immaginabili senza quelle ombre? Quante di quelle foto risulterebbero snaturate, private della loro vitalità?

Luci e Ombre

LA TROPICALIZZAZIONE

Una fotocamera si dice tropicalizzata se nella sua progettazione sono stati presi degli accorgimenti volti a renderla resistente nei confronti di situazioni climatiche difficili, quelle appunto che si potrebbero incontrare nei climi tropicali, come per esempio altissimo tasso di umidità, alte temperature, piogge torrenziali, ecc…

La tropicalizzazione di una macchina fotografica consiste essenzialmente nell’inserire al suo interno, nei punti più esposti (lungo le fessure di accoppiamento, al di sotto di pulsanti e ghiere) delle guarnizioni in gomma o in neoprene, che impediscono all’acqua, alla sabbia e ad altri elementi esterni di penetrare all’interno della fotocamera. Inoltre le fotocamere tropicalizzate hanno il corpo in magnesio o in lega di magnesio e alluminio, perché sono materiali più stabili, meno soggetti a deformazioni al variare della temperatura, e quindi in grado di garantire la tenuta delle guarnizioni nel tempo.

Purtroppo in genere sono tropicalizzati solo i modelli di reflex più professionali e costosi e alcune compatte.

Non c’è alcun dubbio, però, che una fotocamera tropicalizzata, se si prevede di utilizzare la fotocamera in ambienti e situazioni difficili, come quelle che incontrano i fotografi di natura o di viaggio, garantisca una maggior tranquillità quando si fotografa sotto pioggia, neve, in riva al mare (si pensi a quanto è deleterio il sale per le apparecchiature elettroniche) e in tante altre circostanze.

La Tropicalizzazione

USARE IL CAVALLETTO

Evitare il mosso è forse la principale funzionalità di un treppiede, se ne abbiamo la possibilità, l’utilizzo del cavalletto risulterà assai più efficace.

Per ottenere il massimo della nitidezza dalle vostre immagini, l’utilizzo del treppiedi è fondamentale, se non obbligatorio. Nonostante questo, essendo il cavalletto un accessorio ingombrante e a volte anche molto pesante da portarsi dietro, tendenzialmente non lo si utilizza quasi mai. E spesso questo è uno sbaglio.

In generale, l’utilizzo del cavalletto è obbligatorio quando dobbiamo (o vogliamo) fotografar e utilizzando tempi lunghi, diciamo da circa 1/30 di secondo in poi. Questo potrebbe capitare in situazioni di scarsa luminosità, come ad esempio in spazi chiusi o di notte, oppure perchè vogliamo creare particolari effetti di luce o di movimento. Pensate ad esempio alle classiche scie di luce o alla tecnica della light painting Ma esistono anche altre occasioni dove è buona norma utilizzarlo. Una di queste ad esempio è la fotografia di paesaggio. In questo caso, pur avendo probabilmente a che fare con soggetti statici, utilizzare il cavalletto ci farà ugualmente guadagnare in nitidezza, indipendentemente dai tempi di scatto utilizzati. Stessa cosa vale anche per la fotografia macro, dove però sarà un po’ più difficile mettere in pratica la cosa in quanto i soggetti in quel caso non saranno proprio “statici”.

In generale i cavalletti sono abbastanza dinamici e si adattano a quasi tutte le situazioni che potremmo incontrare. Ma per esserne sicuri, una delle cose da controllare quando se ne acquista uno, sono appunto queste caratteristiche di adattamento. E in particolare: altezza massima e minima che può raggiungere il cavalletto, possibilità di regolazione delle gambe e possibilità di regolazione della colonna centrale (se presente).

Usare il cavalletto