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Pentax Spotmatic + Zenit 58 mm

90,00 iva inclusa

Con Pentax Spotomatic ci si riferisce ad una serie di SLR analogiche prodotte da Asahi Optical Co. Ltd, Successivamente nota come Pentax Corporation, fra il 1964 e il 1976.

1 disponibili

Descrizione

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Tutte le Pentax Spotmatics utilizzano il sistema a vite M42 noto anche come 42×1, ossia un innesto con diametro 42 mm e passo 1 mm il quale fu sviluppato appena prima della seconda guerra mondiale in Germania da Zeiss e Praktica. Asahi Optical Co. utilizzava il nome Takumar per le lenti di sua produzione, declinato anche nelle varie successive varianti mantenendo però una parte di denominazione comune: Auto Takumar, con automatismo in chiusura del diaframma ma che richiedevano che il diaframma venisse riaperto a mano (caricando un meccanismo a molla) dopo lo scatto, poi Super Takumar, automatiche in chiusura e che si riaprivano automaticamente di nuovo a tutta apertura dopo lo scatto grazie ad una piccola molla di ritorno in ogni obiettivo.

Queste lenti, mediamente di alta qualità con alcuni vertici prestazionali impressionanti per il tempo (si pensi al Super Takumar poi SMC Takumar 17/4 fisheye, ai 24, 28 e 35 con apertura /3,5, al 55/1,8, al 55/2, al 105/2,8 o al 135/2,5 II serie) successivamente furono migliorate, soprattutto con l’aggiunta di trattamenti fra cui il primo antiriflesso a strati multipli, sviluppato in collaborazione con Carl Zeiss, e all’origine studiato per ridurre i problemi di riflessi sulla superficie interna ed esterna dei piccoli oblò di osservazione della capsule spaziali del progetto Gemini della NASA, secondo passo intermedio prima del progetto Apollo. Questa innovativa tecnologia di antiriflesso fu chiamata Super Multi Coated, e le ottiche che la adottarono denominate Super-Multi-Coated Takumar poi abbreviato in SMC Takumar. Un trattamento multi-coating identico all’SMC venne utilizzato da Carl Zeiss per le ottiche Hasselblad della serie V più moderna, e identificato col marchio T* (t-star), poi adottato anche sulle ottiche Carl Zeiss per reflex 35 mm Contax con innesto a baionetta Yashica-Contax.

Le fotocamere della generazione Spotmatic consentivano di focheggiare alla massima apertura e questo rendeva il mirino ovviamente più luminoso di quello di una fotocamera a diaframma manuale; sul lato sinistro della piastra di supporto del bocchettone dell’obiettivo era montato l’interruttore per l’esposimetro, il quale una volta acceso forniva un’indicazione al margine destro del mirino mediante un aghetto che, centrato, indicava la corretta esposizione ed era accoppiato alla ghiera della sensibilità e ai tempi.

Non essendovi simulatore di diaframma, nelle Spotmatic sino alle F e alle versioni automatiche, l’accensione dell’esposimetro – che avveniva sollevando l’interruttore a slitta sul lato sinistro sotto il pentaprisma – azionava anche il piattello ribaltabile nel bocchettone che chiudeva il diaframma all’apertura impostata. Ciò scuriva l’immagine nel mirino in proporzione al diaframma scelto, rendendo in condizioni di bassa illuminazione inevitabilmente meno agevole vedere la posizione dell’aghetto di indicazione sul lato destro del mirino; in interni con ambienti a forte contrasto, se detto aghetto capitava proiettato su una parte dell’immagine in pena ombra la lettura poteva diventare realmente problematica. Se si decideva di impostare un tempo predefinito e di regolare l’esposizione agendo sul diaframma, aprendolo e chiudendolo l’immagine si rischiarava o rabbuiava in proporzione. Regolata l’esposizione, si poteva spegnere l’esposimetro riportando l’interruttore a slitta in basso, l’immagine riacquisiva la massima luminosità possibile (in rapporto a quella dell’ottica montata), e la messa a fuoco poteva essere ricontrollata a tutta apertura. Allo scatto, nell’istante del funzionamento dell’otturatore veniva chiuso automaticamente il diaframma che poi si riapriva immediatamente dopo lo scatto stesso. L’interruttore aveva a fondo corsa anche uno scatto di blocco, per lasciare la mano sinistra più libera durante la lettura; allo scatto, se no lo si era riabbassato manualmente, un consenso meccanico lo liberava e riportata in basso automaticamente.

L’uso dello stop-down fu rivoluzionario per l’epoca del lancio, ma necessariamente ne limitava la sensibilità di lettura soprattutto alle basse luci. Successivamente vennero presentati sul mercato i modelli dotati di simulatore di diaframma, che permetteva all’esposimetro di essere edotto anche del diaframma scelto senza doverlo chiudere all’apertura effettiva di utilizzo all’accensione dell’esposimetro: i modelli Spotmatic F, manuale, Electro Spotmatic, ES, ed ESII automatici a priorità dei diaframmi e manuali (con limitazioni sulla gamma dei tempi) i quali erano dunque capaci di misurare a piena apertura. L’introduzione del simulatore di diaframma all’interno del bocchettone fu data per certa dagli esperti, con un certo anticipo essendo evidente che già dai primi Takumar col rivoluzionario antiriflesso multistrato era comparsa in essi la pinna interna di accoppiamento per il simulatore.

La Honeywell, brand importatore per gli Stati Uniti delle Pentax, riceveva materiale marcato Honeywell Pentax, mentre in Italia e altrove la gamma di fotocamere a vite veniva venduta con il marchio Asahi Pentax (dal fabbricante Asahi Opt. Co.).

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